Architettura, arte e religione

  • Dall’antichità, passando per il Medioevo, in Rinascimento e il Barocco Seicentesco il corallo assume differenti simbologie e significati, a seconda della sua collocazione.

    Nel tardo Medioevo, in alcuni ritratti o quadri devozionali, la decorazione di elementi architettonici tramite rosari di corallo, perle e cristallo rimandava alla storia dell’effigiato.
    Esempi di questo uso del significato del corallo si possono ritrovare nella ritrattistica toscana del Quattrocento, come il ritratto di Giovanna Tornabuoni del Ghirlandaio.

    Nelle rappresentazioni rinascimentali della Madonna col Bambino molte volte viene rappresentato con una collana di grani di corallo o d’oro con un rametto pendente, facendo assumere all’opera una probabile funzione votiva e protettiva per un nuovo nato, oltre che probabilmente contrassegnare simbolicamente la natura umana di Gesù, rappresentata anche attraverso la sua nudità.
    Esempi di queste raffigurazioni si possono trovare nelle opere del primo Rinascimento, come quelle di Piero della Francesca al collo del Bambino Gesù nella “Madonna di Senigallia”, dei pittori della cerchia dello Squarcione e dei Bellini, in particolare alcune Madonne col Bambino di Jacopo Bellini.



  • Mentre il Barocco viene definito drammatico e vibrante, riccamente adornato di masse, sculture ed ombre che confluiscono in angosciosi chiaroscuri e giochi di luce, alla base del  Barocco Siciliano vi è la creatività, il gioco, la sensazione tipica di una “joie de vivre“. Le masse che vengono plasmate liberamente stupiscono, affascinano, catturano lo sguardo per la complessità progettuale fatta di mille particolari sorprendenti. Tra questi la decorazione in corallo di elementi architettonici, in particolare di elementi sacri, caratterizzò fortemente le opere siciliane.

    Altari, ex voto, troni, icone sacre e oggetti legati alla ritualità quali acquasantiere, rosari, corone furono impreziositi da una moltitudine di elementi intarsiati in corallo, opera di un raffinato artigianato che in numerose località della Sicilia divennero celebri per questa produzione.

    La grande devozione e religiosità, nonché la tradizione pagana siciliana, divenne spunto creativo per i maestri gioiellieri che identificarono in simboli ricavati dalla lavorazione della materia prima la loro produzione e la linea stilistica.

    Pensiamo ad esempio alle piccole rose intarsiate, fiore caro alla dea Afrodite, simbolo di bellezza, gioia e ricchezza, alla foglia dell’acanthus simbolo di purezza il cui significato ritroviamo già nell’antica Grecia, agli amorini ripresi dalle decorazioni degli altari delle chiese barocche, ai simboli legati al mare e alle stelle del cielo.

  • Tra le tradizioni locali il culto locale della Madonna del Soccorso è il più significativo e il più sentito. Culto antichissimo iniziato nel secolo XV, la festa della Madonna del Soccorso ancora oggi richiama ogni anno molti pellegrini. La Madonna del Soccorso, la cui statua è oggi conservata nel Duomo di Sciacca, è la patrona della cittadina e viene celebrata tutti gli anni ben due volte all’anno: il 2 febbraio e il 15 agosto. I cenni storici riportano che la statua della Madonna fu ritrovata al largo il 1 febbraio 1626 ed il giorno seguente fu portata dai marinai in processione per le strade della città, da qui il privilegio di cui ancora gode la categoria di portare il simulacro in processione.

    Nel 1625 la popolazione saccense fu duramente colpita da una pestilenza. La leggenda narra che si decise allora di invocare la Vergine del soccorso e che l’intera popolazione iniziò un pellegrinaggio alla Chiesa Madre. Fu poi la volta dei marinai che, a piedi scalzi, portarono in processione la statua della Madonna ritrovata in mare. Durante la processione avvenne un fatto straordinario: quando i marinai giunsero nell’area della piccola Maestranza cadde improvviso un fulmine e dalla statua della Madonna si levò una nuvola di fumo che debellò la pestilenza dalla città e guarì la popolazione saccense dalla peste.

    Da allora, in ricordo del miracolo, la statua della Madonna del Soccorso -ornata di gioielli in oro, argento e corallo- viene portata in processione a spalla e a piedi scalzi dai marinai saccensi e la cosiddetta “Fumata” -una nube di incenso- rievoca il miracolo della liberazione ad opera della Santa Patrona.

Il corallo ha esercitato il proprio fascino sui popoli di tutte le epoche storiche. La sua metamorfosi materica al contatto con l’aria lo pone a cavallo tra tre diverse nature: animale, minerale e vegetale. Per questa sua ambivalenza il corallo è da sempre associato alla magia, all’esotismo, alla bellezza.

Risalgono alla Preistoria i primi ritrovamenti che testimoniano l’utilizzo del corallo come gemma decorativa di oggetti ornamentali. Gli Egizi lo lavorarono e i Fenici lo resero una fonte di ricchezza nei loro commerci. I Romani lo apprezzarono come ornamento dalle proprietà curative e apotropaiche, in particolare per gli infanti. In epoca medioevale alla sfera curativa si aggiunge quella religiosa: il corallo si rifà al significato della Croce diventando anche amuleto contro il Demonio. Nel Rinascimento mantiene intatta la funzione di amuleto protettore delle forze demoniache e viene lavorato nella produzione di soggetti sacri. In epoca barocca la produzione manierista si sviluppa con punte di eccellenza in Italia meridionale creando un artigianato raffinato di oggetti devozionali e di ispirazione mitologica.

  • La rappresentazione e l’utilizzo del corallo nell’arte è imprescindibile dai significati che esso ha assunto nelle diverse epoche storiche. Fin dall’inizio il corallo è chiamato a rappresentare il collegamento tra i regni vegetale, animale e minerale, descrivendo al meglio i concetti di trasformazione, evoluzione e rigenerazione. Per la forma dei suoi rami, inoltre, viene legato al simbolismo dell’albero, quale asse del mondo, e dell’acqua come origine del cosmo.

    Una delle valenze simboliche del corallo più forte e diffusa nei secoli è il suo valore apotropaico e curativo, tanto che già nell’Antica Roma era costume farlo indossare ai neonati come amuleto per proteggerli dalle forze maligne. Questa simbologia permane nel tempo: in numerosi dipinti di epoca medioevale e rinascimentale il ramo di corallo è rappresentato al collo di Gesù Bambino. Alcune delle opere più conosciute della scuola italiana del XV secolo che lo propongono sono la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca e il Polittico di Antonello da Messina.

  • Secondo la tradizione cristiana la colorazione intensa del corallo alluderebbe al sangue di Cristo e nella sua forma ramificata si rivede la Croce del martirio. Ecco che porlo al collo dei neonati, secondo questa valenza, era simbolo di protezione dalle insidie del Demonio. Secondo la tradizione pagana, invece, i rametti appuntiti infilzavano il malocchio lanciato per invidia.

    Un altro significato attribuito al corallo è quello di celebrazione della bellezza del Creato, legato alla sua rarità e preziosità. Ne è prova la Pala della Vittoria del Mantegna che raffigura un trono con la Vergine e il Bambino sovrastato da fili di perle, cristalli e coralli.

  • Dopo la Controriforma il classico ramo di corallo fu sostituito dal rosario, in un tentativo di allontanamento dalle credenze di origine pagana, e di conseguenza lo troviamo rappresentato indosso alle balie come auspicio di buona salute per gli infanti.

    Nel XVI e XVII secolo l’utilizzo del corallo ritrova i significati e le valenze alchemiche delle origini. La corrente manierista individua negli artisti del Meridione gli artefici di un artigianato devozionale e di ispirazione mitologica unico nel suo genere. É in questo momento che alcuni luoghi del Regno di Napoli e di Sicilia divennero il centro propulsore di una produzione di manufatti di inestimabile valore destinati ad arricchire le wunderkammer (stanze delle meraviglie) dei regnanti europei. Per concludere non si può non citare l’opera del Vasari “Perseo salva Andromeda”, realizzato tra il 1570 e il 1572, che rappresenta la nascita del corallo secondo quanto scritto da Ovidio. Come riportato nel “Le Metamorfosi”, infatti, dobbiamo la formazione del corallo alla trasformazione del sangue sgorgante dal collo reciso di Medusa che a contatto con l’aria si solidificò.


L’eroe intanto attinge acqua e si lava le mani vittoriose;
poi, perché la rena ruvida non danneggi il capo irto di serpi
della figlia di Forco, l’ammorbidisce con le foglie, la copre
di ramoscelli acquatici e vi depone la faccia di Medusa.
I ramoscelli freschi ancora vivi ne assorbono nel midollo
la forza e a contatto con il mostro s’induriscono,
assumendo nei bracci e nelle foglie una rigidità mai vista.
Le ninfe del mare riprovano con molti altri ramoscelli
e si divertono a vedere il prodigio che si ripete;
così li fanno moltiplicare gettandone i semi nel mare.
Ancor oggi i coralli conservano immutata la proprietà
d’indurirsi a contatto dell’aria, per cui ciò che nell’acqua
era vimine, spuntandone fuori si pietrifica.

Ovidio“Metamorfosi”, IV, 740-752